La Cité interdite au Louvre (traduzione in italiano)

Publié le par Interdisciplin'art

« La cité interdite au Louvre – Empereurs de Chine et rois de France ». È qui il titolo della mostra che si svolge nel museo di Parigi dal 29 settembre 2011 al 9 genaio 2012. La mostra è la consequenza della collaborazione tra il Louvre, il Palazzo imperiale di Pechino et il museo Guimet in Parigi.

In questo articolo, vorrei presentare le mie impressioni sulla mostra come storica d’arte, della maniera la più obiettiva, ed anche come passionata dell’arte francese e dell’arte cinese. Il numero di opere d’arte et la loro diversità che si trovano nella mostra sono, senza dubbio, il punto più interessante. Di fatto, per vedere una grande parte delle opere cinesi, bisogna andare in Cina. Molte opere francese possono anche essere scoperte dai neofiti e dai intenditori.

Tuttavia, alcuni aspetti meno positivi possono essere notati. Tre parti composano il percorso cronologico della mostra e le indicazioni  non sono parfettamente precisate all’ingresso. Ma questo è un dettaglio.

Di più, la scelta di una mostra in tre parti, a causa del numero delle opere, è un po’ problematica di un punto di vista pratico perché per andare dall’« aile Sully » all’« aile Richelieu », si deve attraversare il corridorio sempre buioso del Louvre e dunque si deve lasciare l’ambiente, durante un instante, ed è un po’ difficile di ritrovarla dopo questa interruzione.

Un’ altro aspetto concerna la presentazione della mostra. Ma dopo andare più lontano, vorrei precisare che avevo un grandi aspettative riguardo alla questa mostra (ho fatto il viaggio a Parigi soltanto per vederla). Dunque, le mie osservassioni possono essere un po’ meno obiettivi che si non ero passionata dalla corte di Francia et dalla cultura cinese.

Devo confessare che avevo difficultà per trovare sistematicamente il collegamento tra i due paesi. Le opere mi sembrano presentate independemente più che studiate in relazione le une con le altre. Gli scambi, che dovreberro essere il punto importante della mostra, non mi sembrano demonstrati con molta forza. L’unico esempio che mi sembrava importante su questo punto è une servizio in porcellana francese presentato vicino a un ritratto dell’imperatore cinese anche in porcellana della stessa fabbrica. È per me l’esempio più interessante della mostra per questa questione degli scambi tra Francia e Cina. Ma forse è soltanto a causa della maniera che avevo pensato la mostra prima di vederla.

Vorrei consegliare di leggere il catalogo (non l’ho comprato ma l’ho guardato alla fine della mostra) perché sembra studiare con più dettagli questi rapporti tra le due corti e dunque può dare un sguardo interessante sur question questione.

 

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